Se l’architettura rende possibile la creazione di spazi in cui vivere, l’arredamento che vi viene inserito diventa il legame che ne consente il suo giusto utilizzo. È chiaro che senza mobili una casa non è altro che un guscio freddo e inutile, anche se la sua architettura fosse grandiosa. Da questo punto di vista, un mobile non è un semplice oggetto, ma il complemento architettonico che rende possibile vivere lo spazio; è l’elemento che giustifica e dà vita a un ambiente abitabile. Esiste una differenza tra i mobili che si scelgono e quelli che si ottengono in eredità. Ma, anche se si tratta di un tavolo economico come primo acquisto, non appena la famiglia vi si siede, iniziano a costruirsi delle storie. È proprio questo che rende viva una casa.
Il tavolo da pranzo è l’oggetto che crea un legame tra le mura e le persone che vivono lì. Quel mobile mantiene la funzione prevista per quello spazio. Si può dire che, sebbene lo spazio architettonico sia il grande protagonista, la vita si concretizza nei mobili del salotto o attorno a un tavolo da pranzo.Per comprendere ancora meglio questo concetto, immaginiamo una casa appena terminata, vuota. Uno spazio perfetto, sì, ma anche indifferente. Le sue proporzioni sono astratte, poiché un salotto di venti metri quadrati non dice nulla su come vi si vivrà. Ora posizioniamo un divano basso e profondo di fronte a un caminetto. Improvvisamente, lo spazio si trasforma in un luogo di soggiorno. Se sostituiamo quel divano con un tavolo da biliardo, lo stesso spazio diventerà un luogo di gioco. Così, mentre l’architettura offre possibilità, l’arredo ne sceglie una e la rende reale. In quel gesto, l’arredo integra: trasforma il metro quadrato in un’esperienza viva.
Questa idea non è nuova. Gli architetti del movimento moderno l’avevano compresa molto bene. Le Corbusier progettava i suoi mobili con la stessa ossessione con cui concepiva i suoi edifici. Per lui, la sedia era un’estensione della macchina dell’abitare. Il mobile è, in fondo, uno strumento di sfumatura architettonica e ha il potere di cambiare la vita che si svolge in un determinato spazio. Se analizziamo in dettaglio il significato del tavolo da pranzo, possiamo cogliere il suo significato autentico che nessun altro mobile possiede: è l’oggetto in cui trovano giustificazione tutte le azioni della vita: davanti al pane condiviso si compie il ristoro necessario per concludere il ciclo di vita collettivo, indispensabile per la sua continuità. Infatti, un divano invita al riposo, un letto al sonno. Il tavolo da pranzo, invece, convoca la riunione familiare.
È, in realtà, un mobile collettivo. Per questo, all’interno della casa, mantiene una presenza potente. Può essere di diverse forme, realizzato con materiale diverso, economico o lussuoso; ma l’importante non è nulla di tutto ciò, bensì la vita che si crea e si rinnova attorno ad esso. Il tavolo è, quindi, il palcoscenico su cui la famiglia si realizza. In ogni caso, arredare non significa ammucchiare oggetti. L’integrazione non è accumulo. Un mobile che non “dialoga” con lo spazio è un mobile d’intralcio. Ho visto case dall’ottima architettura con una sala da pranzo rovinata da un tavolo che non si adattava. Troppo grande per la sala da pranzo, troppo piccolo per la famiglia. Il risultato era un angolo scomodo, quello che tutti evitavano. E ho visto il contrario: un tavolo semplice, forse molto economico, collocato in un posto accogliente, vicino a una finestra. Nient’altro. E quell’angolo è diventato il posto preferito della casa. La gente si sedeva lì non solo per mangiare, ma anche per leggere, chiacchierare, guardare fuori dalla finestra. Il tavolo non era appariscente. Era perfetto. Ed è questo che conta.
E c’è un altro aspetto che spesso dimentichiamo: il tempo. I mobili invecchiano insieme a noi. Col passare del tempo, il nuovo tavolo da pranzo inizia ad accumulare ricordi. I tavoli nuovi sono lucidi e perfetti, ma man mano che vengono utilizzati acquisiscono più personalità. Si imprimono su di essi il segno della tazza di caffè di ogni mattina, il disegno che un bambino ha fatto con un pennarello, la goccia di cera di una candela di compleanno. Quella patina non si può progettare. Si conquista. Ecco perché mi piace dire che l’arredamento è l’architettura vitale. Anche se si può vedere sulle riviste, lo si percepisce con il corpo. Quando un mobile è al posto giusto, nessuno lo nota perché non dà fastidio. Viene semplicemente usato. Ed è proprio in quell’uso quotidiano, quasi invisibile, che avviene l’integrazione più profonda: quella che trasforma un edificio in una casa. Quindi, la prossima volta che guarderai quello spazio vuoto tra la cucina e il soggiorno, non pensare alla parete. Pensa che il tavolo che sceglierai non sarà un semplice ornamento. Sarà il luogo in cui la casa, finalmente, comincerà a vivere.

